Ci sono emozioni che ti imponi di tenere per te.
Perché non vuoi che terzi ci rimangano male.
Vuoi essere forte.
Perché altrimenti nessuno si siederebbe al tuo fianco.
Poi ricordi di essere fragile.
Un pezzo di carta che viene piegato su se stesso così tante volte, da rompersi all'ennesima piegatura.
Dici "va tutto bene" perché non hai la forza di generare discussioni.
Perché l'unica cosa che tu riusciresti a fare, sarebbe piangere.
E non vorresti.
Anche quando le lacrime stanno per scivolare e una ragazza che ti sta dando un giornalino per la Caritas, ti fa notare che hai il mascara colato.
Dici che è per il raffreddore, hai un fazzoletto tra le mani, lei ti crede e le auguri buona giornata.
Ti senti stretta in una morsa che inizia dal petto e arriva allo stomaco.
Non riesci nemmeno a bere.
Quindi fai finta di niente, sorridi, dici che va tutto bene.
Ma gli occhi parlano.
Sempre.
Ti giri attorno, le persone sembrano distanti e sembri un punto in basso rispetto a tutti gli altri.
Occhi di chi si sente più importante di te.
Parole come "Non sai dov'è? Potevi dirle dove andavi, ti sta cercando".
Eppure avevi solo bisogno di andare al bagno, hai detto alla ragazza che era seduta vicino a te se potesse spostarsi perché era urgente e credevi che lei lo avesse detto.
Non credevi di aver fatto male.
Ma i toni non erano dei migliori, lo sguardo sembrava lanciarti dietro mille aghi, come per dire "Visto? Nemmeno questo sei in grado di fare, pensi di essere speciale?".
Eppure di nuovo, cerchi di stare in silenzio, perché non vuoi essere la cattiva.
Non vuoi essere quella che mette i bastoni tra le ruote.
Per cui, fai un sorriso, e le dici "Ah, dovevo andare urgentemente in bagno" cercando di non risultare scortese.
Perché non volevi esserlo.
Però forse hai dato fastidio.
Forse non eri da tempo la benvenuta.
Quindi non dici nulla.
Cerchi di sorridere.